Per comprendere l’importanza del riciclo, il Reparto Valle D’Itria del Gruppo Scout Martina Franca 2, organizza tre giornate all'insegna del rispetto per la natura e del prossimo. Si comincia venerdì 11 marzo - start ore 17:00 - presso Montetullio, dove l'obbiettivo è far tornare bambini alcuni dei più anziani, con la Gara di Carrettoni, costruiti con vecchi pezzi di legno inutilizzati. Si continua sabato 12 marzo - star ore 17:00 - a Palazzo ducale dove saranno messi in mostra oggetti di poco conto trasformati in utensili quotidiani e bambole per uno speciale teatrino. Chiusura dell'iniziativa Domenica 13 marzo, con un Flash-mob, con il quale si festeggerà la sicura riuscita dell’Impresa. Ispiratrici dell'intera iniziativa le parole di Robert Baden- Powell: "Lascia il mondo un po’ migliore di come l’hai trovato.”
È stato firmato il protocollo d'intesa fra Croce Rossa Italiane ed Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani.
Il protocollo d'intesa prendeCRI e AGESCI sono parte, ovvero laFederazione Internazionale delle Società Nazionali di Croce Rossa eMezzaluna Rossa, nonché l'Organizzazione Mondiale del Movimento Scout (WOSM)e l'Associazione Mondiale delle Guide ed Esploratrici (WAGGGS), da tempo partner.
Entrambe le Associazioni, inoltre mirano ad integrare la propria azione al fine di rendere ottimali le comuni attività rivolte ai giovani, ritengonoche la condivisione di un obiettivo sociale costituisce per i giovani unutile strumento di crescita e maturazione nonché una positiva esperienza di vita e sono presenti nella piattaforma nazionale di rappresentanza giovaniledel Forum Nazionale dei Giovani e nelle piattaforme locali di rappresentanzagiovanile.
Il protocollo impegnale parti ad intraprendere congiuntamente azioni, alivello locale, regionale e nazionale, idonee a sostenere il diritto di ognigiovane ad essere parte attiva nel presente e agente nella costruzione delproprio futuro, all'uopo anche coinvolgendo la società civile.
Nelle aree di interesse comune (formazione del carattere e della persona,sviluppo delle abilità manuali e della progettualità pratica, tutela dellasalute e della vita, servizio verso il prossimo e la comunità, conparticolare attenzione alla cultura di preparazione all'emergenza nonché l'attenzioneall'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici, lotta alle discriminazionie promozione di una cultura di nonviolenza e di pace, sentimenti di amiciziae fratellanza internazionale e le relative forme di cooperazione,protagonismo giovanile, partecipazione associativa ed importanza dei giovanicome agenti di cambiamento) le due Associazioni potranno collaborare a tuttii livelli (Gruppi Giovani della C.R.I. ed i relativi Ispettorati Provincialie Regionali nonché i Gruppi AGESCI, le Zone e le Regioni).
Il protocollo si inserisce pienamente nella Strategia della C.R.I. e delMovimento in quanto:
le mosse dalle risoluzioni comuni delleorganizzazioni internazionali di cui
mira a "stabilire e rafforzare le reti regionali per investiresulle strutture giovanili locali e internazionali" (Youth declaration,2009);
facilita il coinvolgimento dei giovani in iniziativefinalizzate al raggiungimento degli scopi statutari, favorendo un'armoniosacrescita del giovane ed un suo inserimento - in quanto cittadino attivo eresponsabile - all'interno della società (Youth Policy e Strategia 2020della Federazione Internazionale delle Società Nazionali di Croce Rossa eMezzaluna Rossa);
si inserisce nelle previsioni della pledge P2116, firmata nelcorso della XXXI Conferenza Internazionale della Croce Rossa e MezzalunaRossa, ha firmato, con la quale la C.R.I. si è impegnata ad aumentare ipropri sforzi nel campo dell'educazione non formale e nella trasmissione dei
valori;
risponde agli obiettivi di "adesione alle piattaforme dirappresentanza giovanile, il dialogo con le istituzioni e con leorganizzazione del terzo settore" che "consentono di elaborare iniziativepiù efficaci, globali, maggiormente rispondenti alle necessità e rispettosedella mission associativa" (Progetto Associativo dei Giovani della C.R.I.).
Messaggio della Capo Guida, del Capo Scout e dell’Assistente generale per i Cento anni dello Scautismo Cattolico
“Insegnare ai bambini a diventare uomini, insegnando agli uomini a ritornare bambini”.
Così sintetizzava la vocazione dello scautismo il venerabile Jacques Sevin, S.J.
E’ da cento anni che uomini e donne – capi – insegnano ai bambini a diventare uomini e donne trovando la bellezza del proprio servizio nell’imparare donando ovvero, ritornando ad essere bambini. Dopo cento anni di giochi, avventure e servizio possiamo dire che lo scautismo cattolico in Italia è stato proprio un dono offerto a questo secolo.
Un’esperienza vissuta da laici, ben consapevoli della responsabilità di dover educare con un metodo dalle profonde radici religiose, ma per sua natura aperto all’universalità e alla mescolanza delle esperienze culturali etniche e religiose.
A distanza di 100 anni possiamo dire che quelle intuizioni sono risultate profetiche. La nostra Chiesa con Papa Francesco ci invita a costruire ponti e non ad erigere muri, ci invita a dare speranza e fiducia alle giovani generazioni e non incutere paura e terrore.
L’appartenenza alla Chiesa cattolica è per lo scautismo un moltiplicatore di opportunità offerte alle giovani generazioni per fare esperienze di vita, di contatto con gli altri e con il creato, esperienze di bellezza che aiutano a divenire pienamente uomini e donne, ovvero come Dio ci ha creati.
Come ha ricordato Benedetto XVI nel 2007, in occasione del centenario del movimento scout:
«Da un secolo attraverso il gioco, l’azione, l’avventura, il contatto con la natura, la vita di squadra e il servizio agli altri, una formazione integrale della persona umana è offerta a tutti coloro che aderiscono allo scautismo. Fecondato dal Vangelo, lo scautismo è non soltanto un luogo di vera crescita umana, ma anche il luogo di una proposta cristiana forte e di una vera maturazione spirituale e morale, così come è un autentico cammino di santità.
Sarà peraltro bene ricordarsi che, come sottolineava Padre Jacques Sevin, S.J., fondatore dello scautismo cattolico, “la santità non è prerogativa esclusiva di alcun tempo né di alcuna uniforme particolare”. Il senso delle proprie responsabilità, che la pedagogia scout risveglia, conduce a una vita nella carità e al desiderio di mettersi al servizio del proprio prossimo, a immagine del Cristo servitore, appoggiandosi sulla grazia che il Cristo stesso dona, in particolare attraverso i sacramenti dell’Eucaristia e del Perdono».
Oggi, dopo cento anni di esperienza dello scautismo cattolico, abbiamo ancora più responsabilità di allora, sentiamo il peso di tramandare questo metodo e questa felice intuizione, di accompagnare attraverso lo scautismo i bambini, i ragazzi e i giovani all’incontro concreto con Gesù.
Questa è la nostra promessa che insieme a tutti i lupetti, le coccinelle, gli esploratori, le guide, i rover, le scolte e a tutti i capi vogliamo fare.
Rosanna Birollo Capo Guida, Ferri Cormio Capo Scout, Padre Davide Brasca Assistente generale Agesci
domenica 17 gennaio 2016
Il Lupo d'Argento (Silver Wolf) è la più alta onorificenza dell'associazione scout britannica per "servizi di massima eccezionalità".
Questo premio, consistente in un lupo d'argento appeso ad un nastro per collo verde scuro e giallo, viene assegnato unicamente dal Capo Scout dell'Associazione.
Storia
Sin dalla sua istituzione ad opera di Baden-Powell, il Lupo d'Argento viene consegnato dal Capo Scout dell'associazione talvolta su raccomandazione dei commissari regionali.
Nei primi tempi Baden-Powell usava concedere questa onorificenza a capi di ogni nazione che si distinguevano per meriti particolari per il movimento, tuttavia essa, sebbene assegnata dal "Capo scout del mondo", era una onorificenza britannica, così il comitato internazionale propose la creazione di una nuova. Nel 1934 così venne istituito il Lupo di Bronzo, onorificenza speciale attribuita dal Comitato Scout Mondiale.
Altre associazioni ne crearono di simili: l'associazione guide Britannica creò il "Silver Fish" e l'associazione dei Boy Scout of America istituì il "Silver Buffalo".
Significato
Il Lupo di Bronzo (Bronze Wolf) è la sola onorificenza attribuita dal World Scout Committee e viene assegnata solo in riconoscimento di servizi eccellenti al movimento scout mondiale. Come suggerito dal nome, è un lupo in bronzo, portato attorno al collo mediante un nastro verde bordato di giallo.
Istituzione
Nei primissimi anni dello scautismoRobert Baden-Powell donava occasionalmente un Lupo d'Argento (Silver Wolf) a Capi Scout che in qualsiasi paese avessero lavorato in modo eccellente per lo sviluppo del movimento.
Tuttavia, benché prestigioso e assegnato dal Capo Scout del mondo, il Lupo d'Argento era una decorazione dello scautismo britannico. Di conseguenza, nel 1924il Comitato Internazionale decise di chiedere a Baden-Powell di valutare l'istituzione di una onorificenza speciale, "to be awarded on the recommendation of the International Committee for outstanding international services to the Scout Movement".
Solo nel 1932 Baden-Powell, tradizionalmente diffidente verso la proliferazione di onorificenze e distintivi, acconsentì a riaprire la questione e nel giugno 1934 accettò la richiesta.
Il 2 agosto1935 il Comitato Internazionale, riunitosi a Stoccolma, approvò formalmente l'istituzione del Lupo di Bronzo. Inoltre, su proposta di uno dei suoi componenti, Walter H. Head, il Comitato internazionale assegnò all'unanimità il primo Lupo di Bronzo al Capo Scout del Mondo, Lord Baden-Powell of Gilwell.
Attribuzione
Durante i primi venti anni furono assegnati solo venti Lupi di Bronzo. Infatti, il Comitato Internazionale aveva stabilito due criteri: 1) che l'onorificenza fosse assegnata solo per "outstanding international services" e 2) che di norma non più di due Lupi di bronzo fossero assegnati in ciascun biennio. In seguito, data l'espansione dello scautismo nel mondo, sia come numero di associazioni nazionali sia come numero di scout, il World Scout Committee allargò i criteri, ridefinendo 1) nel senso di "outstanding services by an individual to the World Scout Movement" e 2) nel senso di un Lupo di Bronzo all'anno per ogni 2.000.000 di scout. Oggi, il Lupo di Bronzo è ancora l'unica onorificenza assegnata dal World Scout Committee. Nel 2002, a 67 anni dalla sua istituzione, i Lupi di Bronzo erano 320. L'unico italiano, ad oggi, ad averlo ricevuto è Mario Sica.
La Federazione Italiana dello Scautismo si presenterà al Mondo con il progetto Educare: Energia per la Vita.
Sarà il nostro modo di portare a Expo Milano 2015 i temi fondamentali della fiducia nei bambini e nei ragazzi, la promozione di uno stile alimentare sano, la ricerca di comportamenti sempre attenti ad una produzione e distribuzione del cibo più giusta ed equa.
Insomma, per noi, al centro di ogni attività c’è l’uomo e la sua capacità di relazione con gli altri e con la Natura.
Perché gli scout vogliono esprimere il loro parere sul Tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”?
la possibilità che Famiglie accolgano fratelli scout
una serie di eventi che si potranno giocare sui territori. Iniziative aperte anche a NON ASSOCIATI, non legate necessariamente ai temi della nutrizione, del cibo, della sana alimentazione e della sostenibilità ambientale.
In Cascina Triulza, padiglione della società Civile, nelle settimane 15-28 giugno 2015 e 5-11 ottobre 2015 animeremo uno stand, con l’obiettivo di raccontare e raccontarci, di diventare portatori di sguardi e punti di vista che ci appartengono.
Sarà l’occasione per parlare dello Scautismo, delle sue proposte, della vita dei nostri Gruppi, Compagnie, Clan, Reparti, Branchi, Cerchi, Settori, ecc.
È una grande occasione per tutti. Un’opportunità per rimettere al centro dei propri percorsi temi valoriali, per aprire riflessioni e per comunicarle.
La comunità capi triste è un agglomerato di capi informi, divisi, ognuno che forma un pianeta a sé.
Si arriva a riunione di comunità capi portando lo stress della giornata, di un esame andato male, di una giornata di lavoro pessima, di problemi in famiglia o la fatica del servizio. A seconda dell’argomento all’ordine del giorno i capi riversano nella riunione i propri: “io penso che”, “ai miei tempi si faceva così”, “io ho la soluzione”, “no, ma tu non sei esperto”, “no, ma tu non capisci, non sai, non puoi”. La comunità capi è uno dei primi motori motivazionali al servizio dei capi e forse uno dei fattori che contribuisce a far abbandonare il servizio è proprio quella vena di tristezza, fatta di litigi e sfiducia reciproca, che rende triste una comunità capi.
Mai come in questo momento, nel nostro Paese e nella nostra Associazione, vi è la necessità di percorrere il sentiero del dialogo, fatto di dibattito, di scontri e incontri, di scelte decise, non tanto all’unanimità, quanto seguendo le vie di un sano e maturo confronto tra adulti. Questo sentiero deve essere percorso da tante sentinelle, persone, scout che sappiano esprimere le proprie opinioni senza voler prevaricare quelle degli altri. Iniziamo insieme a percorrere la via del dialogo e per farlo, impariamo a costruire in comunità capi un forte antidoto alla tristezza: la forza del saper sostenere una propria posizione, trovare un accordo, venire incontro all’altro.
Scindere le persone dal problema
Spesso in comunità capi ci troviamo ad affrontare argomenti che scaldano le serate e gli animi. In questi momenti, oltre alla necessaria presenza di capigruppo preparati al ruolo di registi delle discussioni, è fondamentale che ci ascoltiamo. Quando ognuno di noi esprime una opinione su un argomento all’ordine del giorno si corre il rischio di non ascoltare l’altro in quanto l’altro è, per noi, una persona che ha espresso una opinione differente o contrastante dalla nostra. Da qui nascono le litigate, i tiramolla, le opposte fazioni, le riunioni fino a tarda notte che non portano a nulla. Per evitare tali situazioni è necessario concentrarsi non su chi esprime un’opinione (che può avere il pregio/difetto di essere un nostro amico/ non amico nella comunità capi), ma sul contenuto dell’opinione stessa. Sembra una banalità ma vengono realmente perse delle ore nelle nostre comunità capi solamente a controbattersi sulle rispettive posizioni, rimanendo arroccati sui tanti “io la penso così”, “io sono più esperto di te di questa branca” o “ai miei tempi si faceva così”.
Concentrarsi sul ragazzo non sulle posizioni
Una comunità capi che funzioni è una comunità capi dove il capo, giovane e meno giovane, trova un luogo dove condividere il percorso educativo di tutto il gruppo, dal lupetto al rover, dalla coccinella alla scolta: questo perché siamo capi per ogni ragazzo/a del gruppo, non solo per quelli della Branca in cui prestiamo servizio. Per portare avanti una discussione che sia incentrata su un argomento del tipo “Mario è un ragazzo con problemi di socializzazione, come possiamo fare a coinvolgerlo?”, ogni capo che partecipa dovrebbe fare un esercizio mentale: immaginare al centro del cerchio la figura stessa del ragazzo/a di cui si sta parlando, in questo modo evitiamo di avere nella mente solo il viso di chi sta esponendo una sua opinione differente dalla nostra a cui vogliamo, spesso, controbattere. È bello condividere inoltre, da parte di ogni branca, anche i traguardi e le cose belle fatte con i ragazzi.
Non attaccare l’altra persona o l’idea altrui
Baden-Powell diceva che “colui che è capace di mantenere l’attenzione del ragazzo medio [e io direi anche del capo] per più di sette minuti su un argomento è un genio” (Taccuino, Edizioni Fiordaliso, pag. 166). Quando esponi la tua opinione fallo nel modo più chiaro, semplice e conciso ed evita di perdere tempo nel sottolineare perché o come sei contrario al parere altrui. Sempre Baden-Powell diceva “Non dire mai qualcosa che non metteresti per iscritto” (Giocare il Gioco, Edizioni Fiordaliso, pag. 84) e che: “L’educazione dev’esser positiva, non negativa[…] la legge scout in ognuno dei suoi articoli dice: “lo scout è” oppure “fa” qualcosa (e non) lo scout “non è” oppure “non fa” (Taccuino, Edizioni Fiordaliso, pag. 110). Queste sono o non sono due regole base per una buona comunicazione in comunità capi che ci ha dato B.-P. quasi un secolo fa? E noi sappiamo metterle in pratica?
Basarsi su criteri oggettivi
Nelle comunità capi ci si confronta su tanti argomenti, anche molto difficili o delicati come quelli dei capi scout in situazioni eticamente problematiche oppure si affrontano casi di ragazzi/e dalla difficile integrazione o anche le difficoltà che possono avere staff o singoli capi nel loro servizio. Un suggerimento per non impiegare male il poco tempo di una riunione di comunità capi è quello di arrivare preparati e di non vivere la riunione come una gara di opinioni e pareri: in comunità capi non si compete, si condivide. Un capogruppo che definisce l’ordine del giorno e sa che in quella riunione si affronteranno argomenti delicati, potrà preparare e consegnare a tutti i capi una serie di estratti dai documenti ufficiali dell’associazione o dagli scritti di Baden-Powell. Personalmente quando ero capogruppo ho usato così il documento “Capi in situazioni eticamente problematiche” reperibile sul sito dell’Agesci. Esso ha aiutato la comunità capi in una riflessione non facile riguardante un capo del gruppo. Sapere che l’Associazione si è già espressa su argomenti che oggetto di discussione in comunità capi può aiutare se: i documenti vengono presi come indicazioni (e non dogmi) sulla cui base partire insieme per prendere delle decisioni e se chi ha il ruolo di fare da regista (capogruppo) è preparato ad affrontare tali discussioni e argomenti: in pratica se prima almeno lui certi documenti se li è letti. Centrale è il ruolo del capogruppo: regista, animatore, motivatore, persuasore, ma non impositore. Che ruolo e che delicatezza!
In fin dei conti la comunità capi è un po’ il fulcro dell’Agesci, non lo pensi anche tu?